CASERTACECIntervista all’Assessore alla cultura, pubblica istruzione ed edilizia scolastica della città di Caserta, Felicita De Negri, responsabile del Comitato Caserta 2019.

 

Qual è l’identità del territorio dalla quale scaturiscono le strategia e il progetto del 2019?

È un’identità che ha radici storiche piuttosto lontane: Caserta come capoluogo di terra di lavoro e sede di una Reggia che è conosciuta in tutto il mondo. È stata per un secolo il sito reale preferito dai Borboni. Attorno alla corte si è creata una città che è stata definita “città borghese”, con delle peculiarità sociologiche e urbanistiche abbastanza spiccate. Caratteristiche che, in qualche modo, nel tempo sono andate in parte perdute, ma che ci sono e costituiscono l’essenza della città.

 

Quali sono gli asset che la città immette in questo programma?

Le sue radici da un lato e dall’altro la volontà di qualificarsi sia da un punto di vista urbanistico, che ambientale, che culturale. Si tratta di fare un salto di qualità e portare l’Europa a Caserta.
Il dossier che è stato curato da Confindustria Caserta ha come slogan “Sense of Europe”, e vuole porre l’attenzione sul sentimento europeo che va declinato in tante forme, tutte le forme che i nostri cinque sensi ci permettono di sperimentare.

 

Quali sono le mancanze cui dovrete invece sopperire?

Rispetto alla candidatura, è un punto di debolezza il fatto di essere partiti con un po’ di ritardo, ma tuttavia ben intenzionati a colmare questo gap iniziale. D’altra parte le città che sono partite prima di noi sono leggermente più avanti, ma il cammino da compiere è ancora lungo e c’è tutto il tempo per recuperare. L’importante è avere un forte convincimento e noi ce l’abbiamo.

 

I flussi economici delle città d’arte riguardano solitamente pochi addetti ai lavori. Il programma relativo alla candidatura intende coinvolgere uno spettro più ampio di operatori economici?

La Capitale della Cultura è definita tale non soltanto in termini strettamente artistici. È una capitale anche della cultura dell’innovazione. Quindi il discorso travalica i confini di quello che noi tradizionalmente consideriamo il patrimonio culturale. Quello che viene a profilarsi è un panorama molto più ampio e complesso. Necessariamente lo sviluppo economico e l’innovazione sono degli elementi imprescindibili che vanno di pari passo, costituendo un discorso unitario. Tutta insieme la collettività cittadina si proietta verso il futuro, facendo leva sul passato che può con certezza vantare e che certamente va recuperato nelle sue parti migliori e più significative.

 

Cosa rimarrà alla città dopo il titolo di Capitale europea della Cultura?

Rimarrà tantissimo. Innanzitutto il patrimonio acquisito attraverso l’apertura alla civiltà europea: tutto quello che l’Europa ci può dare di buono noi lo avremo portato a Caserta. Sarà un’acquisizione duratura. Non si tratterà di una serie di eventi effimeri, ma saranno degli ottenimenti stabili, proprio perché non si limitano al lato semplicemente spettacolare o museale, legato ad una politica dei grandi eventi. Si tratta di un discorso che parte dal patrimonio culturale, ma che poi coinvolge la città in quanto insieme di costruzioni, in quanto ambiente, coscienza cittadina, visione del futuro, memoria del passato. Tutte acquisizioni che resteranno un momento fondamentale per la crescita della città. Per sempre.

Le altre candidature a Capitale europea della Cultura 2019.