mannequin-barcelona-mannequin-1927 copiaNuova tecnologia non invasiva per valutare le condizioni di salute delle opere d’arte. E’ proprio così, girando la tela e analizzandola dal retro ricercatori e conservatori del settore hanno messo a punto un metodo diagnostico in grado di capire il massimo grado di sopportazione meccanica che l’opera possa subire. Essa verrebbe quindi sottoposta a questo metodo non invasivo, costituito da luce infrarossa attraverso fibre ottiche, per scoprire la sua fragilità e capire, di conseguenza, qual è il migliore trattamento di conservazione da adottare.

L’idea nasce da un team di specialisti provenienti dalla University Collage London e dalla University of Barcelona ed è frutto della collaborazione tra ricerca, scienza e conservazione. “Come per la diagnostica medica, solo la stretta collaborazione interdisciplinare tra curatori, conservatori e restauratori può portare ad uno sviluppo realmente utile. Questo controllo non invasivo permette di migliorare il livello di gestione delle opere e curarle in ogni galleria o museo”, dice Matija Strlic, Senior Lecturer dal Centro per i Beni sostenibili dell’ UCL.

Esso si basa sulla determinazione del PH, sul grado di polimerizzazione (DP) della cellulosa e sull‘identificazione delle fibre che costituiscono la tela ottenuti tramite spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR); ossia una metodica analitica di tipo fisico, basata sull’assorbimento di radiazioni elettromagnetiche caratterizzate nella zona del vicino infrarosso da numeri d’onda compresi tra 12800 e 4000cm-1 (780-2500 nm). Il segnale analitico che si ottiene dipende dalle proprietà chimico-fisiche del campione che durante l’analisi viene colpito da radiazioni incidenti, le quali posso essere assorbite, in parte trasmesse ed in parte riflesse. Lo spettro ottenuto, ponendo l’intensità dell’assorbimento in funzione dei numeri d’onda, è caratterizzato da picchi riferibili a gruppi funzionali specifici presenti nel campione.
Ne risulta che la spettroscopia NIR è una tecnica molto efficiente e vantaggiosa rispetto alle metodiche analitiche convenzionali: è infatti veloce, non è distruttiva, non è invasiva (nel senso che le radiazioni usate hanno contenuto energetico molto basso che non provoca un trasferimento di energia al campione sotto forma di calore). Il passo successivo dell’analisi, consiste nella statistica multivariata per permettere di costituire un modello tale da prevedere le proprietà della tela. Tutto ciò porta ad avere dei valori e delle categorie sullo stato di salute dell’opera. Le categorie sono quattro e vanno dalla prima, molto fragile, secondo la quale l’opera d’arte potrebbe non riuscire a sopportare le vibrazioni che un trasporto comporta, all’ultima, tela in buone condizioni per cui può essere tranquillamente traslata.

Per calibrare e validare questo metodo è stato usato inizialmente un campione di riferimento costituito da 199 tele appartenenti al XIX e XX secolo. Il campionario è stato ampiamente analizzato usando microscopi e metodi di analisi chimica. Una volta che il metodo ha raggiunto il giusto grado di validazione, 12 opere di Salvator Dalì sono state selezionate per essere analizzate. Ciò ha permesso di attestare il loro buono stato di conservazione scoprendo oltretutto l’uso di diversi tessuti di tela: in particolare, si è notato l’uso di un cotone di bassa qualità ed economico del giovane Dalì, quando ancora era studente, a fronte del lino di alta qualità iniziato ad usare in seguito al suo successo.

La vera innovazione viene ulteriormente sottolineata se si pensa ai metodi estremamente invasivi che finora vengono utilizzati, che prevedono il prelievo di campione, ossia l’asportazione di quantità minime di materia da sottoporre ai vari esami. Esempio sono la cromatografia, che permette di separare e dosare i componenti di un miscuglio, e le microanalisi che prevedono l’identificazione dei materiali attraverso l’osservazione al microscopio di formazioni di cristalli o di colorazioni caratteristiche a seguito di reazioni chimiche indotte.