cabriniNella complessa geografia dell’arte, non mancano traiettorie che uniscono culture ed esperienze differenti, creando occasioni per realizzare, nella sua massima espressione, un dialogo realmente interculturale. Una di queste occasioni è il progetto che vede la collaborazione del Lucca Center of Contemporary Art e il Korean Artist Project di Soeul. Dopo la residenza degli artisti coreani Kim Jongku e Kim Seung Young presso il Lu.C.C.A, il dialogo continua con la residenza d’artista degli italiani Christian Balzano e Sandro Cabrini, il cui risultato è la mostra “Ask the Water” a cura di Maurizio Vanni e Jimin Lee, presso lo Youngeum Museum of Contemporary Art. L’occasione è stata propizia per un confronto con Sandro Cabrini, artista dallo stile fortemente evocativo.

 

A volte guardando le sue opere si può avere l’impressione che ricerchino lo status di stilemi, (non a caso una delle Sue personali recitava Archetipi dei sogni) intesi come elementi primari di un determinato linguaggio, attraverso il quale comunicare . Quanto è importante il concetto di comunicazione nell’arte secondo lei?
Il comunicare è essere. Voglio essere anche più preciso: l’arte, la pittura, la scultura, la videoarte, la musica e la poesia stessa esistono solo nel momento in cui comunicano. Solo allora svolgono la loro funzione di esistere. Il bello di questa situazione è che la comunicazione dell’opera è comunque condizionata da chi guarda o ascolta in modo decisivo, cioè condizionato dalla cultura della persona, dal suo stato d’animo, dal tempo. La stessa persona può guardare o ascoltare la stessa cosa più volte e sentirla sempre in modi differenti.

 

Sono stato colpito da alcuni titoli delle sue opere: la maggior parte delle opere che ho avuto modo di vedere della sua produzione si riferisce ad una delle possibili interpretazioni che le stesse suggeriscono (il caso di Danza o Parliamo); discorso differente è invece quello che si riferisce ad alcune delle sue installazioni esterne, mi riferisco alle diverse “Opera Monumentale” quasi si riferissero al significante più che al significato. Questa differenza è il frutto di una scelta premeditata?
Mi fanno sorridere spiegazioni complicate sull’origine di un’opera. Mi spiego meglio, un artista non può stare a fianco della sua opera e spiegarla a tutti quelli che guardano. L’opera una volta conclusa è abbandonata e allora si capirà se comunica, se dà emozioni e solo allora ha compiuto la sua missione. Io uso tantissimo i simboli sia nelle figure sia nei titoli che accompagnano la lettura, titoli che spesso sono banali se guardati con superficialità ma che diventano importanti in quanto fanno parte integrante dell’opera perché ne suggeriscono la semplicità: “non nascondo nulla”, “mi affido alle tue emozioni”, “sono una cosa semplice”. Un oggetto misterioso, un libro, una lettera, una casa, il mare, le nuvole, sono cose quotidiane spesso piene di emozioni e ricordi che non sempre ci fermiamo a considerare.

 

Nella sua opera assume particolare rilevanza l’aspetto cromatico: nelle sue più recenti produzioni il bianco è sempre più presente. Che significato assume per lei?
Anche i colori sono strumenti. Il bianco è uno spazio da riempire; è la purezza è luce, è la somma di tutti i colori. E’ in grado, secondo me, di dare spazio a chi guarda, di liberare la sua anima e le sue emozioni. Ben diverso è l’uso di cui faccio dei colori primari dove il gioco viene avanti in primo piano, dove il villaggio felice trova il suo essere gioia e dove tutti vivono condividendo colori e movimenti.

 

Lei è attualmente impegnato in una esposizione al museo di Youngeun Museum of Contemporary Art di Gwang-ju, in un progetto di scambio culturale italo-coreano. Può parlarci di quest’esperienza?
Da un anno sto seguendo ed esplorando il mondo orientale, e oltre alla lunga residenza in Corea ho già fatto diversi viaggi a Shanghai, Hong Kong e a Taipei dove sto portando avanti diversi progetti e spero di fare delle mostre nel 2014.
Un mondo quello orientale che fino a qualche anno fa mi faceva un po’ paura ora mi piace, mi ritrovo, ho stretto molte amicizie con artisti, curatori e gallerie vediamo cosa ne nasce.

 

Mi può elencare quali sono a suo parere un pregio ed un difetto dell’attuale sistema dell’arte internazionale? E per quanto riguarda il Sistema Paese Italia riferito al mondo dell’arte?
Il Sistema Arte in Italia e nel mondo è quello che è, non si può starne fuori anche se non sempre si condividono scelte o atteggiamenti. Il gallerista rimane a mio avviso, il garante dell’investimento che il collezionista o l’appassionato fanno in un’opera.
In quest’ultimo periodo però i galleristi tendono ad investire poco e lo fanno sempre sui soliti nomi, non rischiano cose nuove. Non parliamo poi di tutta una fascia di collezionisti che continuano ad investire cifre enormi su nomi buoni ma non eccezionali con il risultato di gonfiare quotazioni che prima o poi scoppieranno.