Parlare di borghi oggi in Italia significa confrontarsi con un tessuto urbano antico. Che affonda le sue radici in epoca medievale, quando i tanti villaggi ruotavano attorno alla vita del castello e del signore che l’abitava. Attualmente, i più importanti tra quei centri sono diventati medi e grandi comuni italiani, mentre molti tra i più piccoli ed isolati sono piombati in una condizione di degrado. Soffrono della perdita di tradizioni, usanze, identità. Dell’offuscamento della loro stessa storia. Per far fronte a questo problema, diffuso sul tutto il territorio nazionale, sono nate numerose iniziative, diverse per filosofia e modalità di intervento, ma accumunate dal medesimo obiettivo: invertire la tendenza che negli ultimi anni ha portato ad un progressivo spopolamento, quando non al completo abbandono del borgo stesso.
La valorizzazione di un luogo antico riguarda innanzitutto il restauro strutturale degli edifici che lo costituiscono, ma significa anche “adottare” la comunità che lo abita, facendosi in qualche modo carico delle sue esigenze. Affinchè la cittadina possa crescere grazie al contributo e alla partecipazione della popolazione e di tutte le associazioni, imprese e cooperative del territorio. Da questo punto di vista, l’esperienza più nota è senza dubbio quella legata al FAI (Fondo per l’ambiente italiano), fondazione senza scopo di lucro che dal 1975 recupera, tutelare e gestisce per la collettività beni culturali e artistici in situazione di degrado, abbandono o scarsa valorizzazione. Basti pensare al recente restauro dell’Abbazia di San Fruttuoso, tra Portofino e Camogli, che ha permesso di riportare all’antico splendore un complesso monastico di rara bellezza.
Per quanto riguarda però l’aspetto più complesso del processo di recupero, cioè quello che oltre a rifunzionalizzare spazi ed edifici, interviene anche sulle attività e le tradizioni, gli esempi nel nostro Paese sono ancora pochi. Tutti perlopiù riconducibili ad iniziative di privati cittadini. Era il 1985 quando l’imprenditore Brunello Cucinelli, proprietario di un’azienda leader nella produzione di abbigliamento in cachemire, cercando una nuova sede per la sua attività in forte crescita, decise, contro ogni logica di business, di insediarsi a Solomeo, borgo della provincia di Perugia, allora in totale decadenza. In 14 anni, il paesino è stato completamente acquistato e ristrutturato, tanto che oggi sembra incredibilmente tornato a vivere. Con i suoi laboratori, le abitazioni, la vecchia fattoria trasformata in una villa per ospitare, tra le altre cose, un’insolita mensa aziendale. Con questa scelta sicuramente rischiosa, Cucinelli ha voluto privilegiare valori legati al sociale e all’ambiente, senza concentrarsi esclusivamente su preoccupazioni tipicamente imprenditoriali. Recuperando il borgo di Solomeo, l’azienda umbra ha precorso i tempi, accostandosi a quella cultura d’impresa “umana” e sociale di cui tanto si parla ma che ancora stenta a decollare.
Un’esperienza simile, forse meno nota ma altrettanto interessante, è in corso di realizzazione in Abruzzo. Seguendo gli stessi principi di solidarietà e di qualità che hanno ispirato Cucinelli, un investitore di origini svedesi, Daniel Elow Kihlgren, ha deciso di concentrare tempo, denaro e soprattutto passione nel recupero di un “borgo toscano” arroccato nelle montagne Abruzzesi: Santo Stefano di Sessanio, già possedimento dei Medici di Firenze. Il suo sogno, ormai in fase avanzata di realizzazione, è stato quello di far rivivere all’antico borgo lo splendore del medioevo nelle sue varie espressioni. Attraverso la sua società Sextantio, Kihlgren ha acquistato numerosi immobili in stato di semi abbandono all’interno del borgo, per poi realizzare quello che definisce un “albergo diffuso”. Il complesso prevede, oltre alle strutture ricettive, botteghe di artigianato tradizionale, una cantina di prodotti enogastronomici tipici, una locanda con cucina locale, un luogo per gli incontri, un centro benessere ed un centro escursioni. La novità di questo progetto risiede soprattutto nel tentativo di rivitalizzare le numerose attività collaterali del borgo medievale, ripristinando le produzioni gastronomiche e artigiane tipiche, date in comodato gratuito agli anziani del paese.
La strada intrapresa da questi due imprenditori rappresenta un modello destinato ad attirare l’attenzione sulla necessità di recuperare queste piccole realtà locali. Vera linfa vitale di un patrimonio culturale ed economico troppo spesso sottostimato e scarsamente valorizzato.

www.fondoambiente.it
www.brunellocucinelli.it
www.sextantio.it