Le grandi e recenti catastrofi ambientali lo ribadiscono: il rispetto dell’ambiente non può più essere considerato un optional, un espediente chic per mostrarsi alternativi in società . Scelte chiare, intransigenza morale e maggiore attenzione: sono questi gli imperativi degli operatori del settore. Ma a chi si rivolgono questi accorati appelli per la costruzione di un “mondo più pulito”? Secondo lo scrittore Roberto Rizzo, non occorre essere supereroi per ridurre l’inquinamento, ma basta mettere in pratica ”“quotidianamente”“ piccoli accorgimenti. Lo afferma nel suo testo edito dall’Einaudi e stampato su “carta amica delle foreste”.
Su iniziativa di Greenpeace infatti, anche in Italia alcuni editori ed alcuni scrittori hanno sposato le tematiche ecologiche ed ambientaliste, accettando di mettere in phase-out l’uso di carta proveniente dalla distruzione delle foreste primarie. Ovvero si sono impegnati ad usare carte non patinate, contenenti almeno il 50% di fibre non riciclate post-consumo, prodotte con tecnologie pulite e sbiancate senza l’uso di cloro. Malgrado i pregiudizi diffusi nel settore dell’editoria, esiste un mercato anche per gli amici delle foreste. Lo conferma un sondaggio condotto nel 2004 in collaborazione con la Fiera Internazionale del Libro di Torino. Greenpeace ha chiesto ai visitatori del Salone quanto sarebbero stati disponibili a pagare di più il loro libro preferito, purché fosse stampato su “carta amica delle foreste”. Quasi il 90% degli intervistati ha risposto: il 5% in più. Dunque l’editoria è costretta a divenire consapevole della grande responsabilità  che ha nel consumo della carta.
Al progetto di Greenpeace, “editori e scrittori per le foreste”, hanno risposto molti autori. Sergio Baffoni, responsabile della Campagna Foreste per Greenpeace, in un’intervista rilasciata a Tafter afferma: “La risposta degli scrittori all’appello lanciato da Greenpeace è stata entusiastica. Nel corso della conferenza tenutasi presso la Biblioteca Centrale Berio di Genova nel giugno 2002 numerosi autori hanno espresso le ragioni della loro scelta. Scrittori del calibro di Niccolò Amanniti, Stefano Benni, Andrea De Carlo, Luciano De Crescenzo, Erri De Luca, Dacia Maraini e tanti altri si sono impegnati al fianco di Greenpeace per chiedere ai propri editori di pubblicare i loro libri su carta che non provenga dalla distruzione delle foreste. Non eravamo però sicuri che il progetto avrebbe funzionato davvero. E invece gli scrittori hanno creato una vera e propria onda. Non si sono limitati a sottoscrivere una petizione, ma hanno coinvolto gli editori, hanno negoziato, hanno utilizzato le presentazioni dei propri libri per parlare della necessità  e dell’urgenza di proteggere le foreste. Niccolò Ammaniti è perfino partito per la Finlandia assieme a Greenpeace per visitare le foreste abbattute per fare carta. Edoardo Albinati ha partecipato ad un’azione diretta che fermava un carico di segati”.
Il libro di De Carlo poi, è il primo ad alta tiratura ”“130.000 copie”“ stampato in Italia su “Carta amica delle foreste” e riprende l’esperimento canadese di Harry Potter, stampato l’anno scorso su carta riciclata. Ci sono problemi a sposare ambientalismo e cultura? “Nessuno. Abbiamo sperimentato che c’è la piena consapevolezza del legame tra natura e cultura” continua Sergio Baffoni. “La natura è vista come legame tra un passato profondo ed un futuro da salvaguardare. E’ comune l’idea che la natura, col suo immenso patrimonio d’informazioni e relazioni ancora da scoprire, sia come un’immensa biblioteca che non può essere sacrificata per farne pagine da riempire”.

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