Lo scorso luglio non è stato solo un mese di esami per gli studenti universitari che affollano i nostri atenei, ma anche per chi vuole vincere una scommessa con la vita: la possibilità  di un reinserimento sociale una volta estinto il proprio debito con la giustizia.
Fuori dal carcere con il titolo di Dottori: è partito a giugno il progetto pilota di laurea telematica per il carcere Rebibbia Nuovo Complesso.
Grazie ad un accordo tra l’ateneo di Tor Vergata, la Casa Circondariale capitolina, la società  Fastweb SpA e Laziodisu, i detenuti hanno potuto seguire in tempo reale le lezioni, per ora limitate a quelle delle facoltà  di Lettere, Giurisprudenza e Economia. Con l’ausilio delle nuove tecnologie, la cultura universitaria arriva dunque dietro le sbarre, senza far sentire i detenuti studenti di serie B. Grazie ad una piattaforma telematica le lezioni si seguono in sincrono; inoltre, una volta a settimana il docente riceve gli studenti nella casa di reclusione ed è presente anche un servizio di tutoraggio in videoconferenza.
Il progetto “Università  in carcere con Teledidattica” è il primo del genere in Italia e nasce da una iniziativa del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio Angiolo Marroni, che mira a rimuovere gli ostacoli per rendere effettivo il Diritto alla studio in carcere. Con il servizio di learning online i detenuti ”“ studenti possono ovviare alle difficoltà  logistiche che, fino ad oggi, hanno impedito loro di fruire dei servizi Universitari.
Il costo dell’iniziativa è stato quantificato in più di 300.000 euro e prevede anche l’acquisto di libri e altri strumenti utili allo studio. Dopo l’approvazione del progetto da parte del Comitato dei Rettori delle Università  del Lazio, il Senato accademico dell’Università  di Tor Vergata ha deliberato uno stanziamento di fondi aggiuntivi rispetto a quelli previsti da Laziodisu e l’esonero dei detenuti dal pagamento delle tasse universitarie. Già  a giugno i partecipanti erano 40.
Prima di questo progetto di Teledidattica, ha affermato Angiolo Marroni, gli studenti nelle carceri del Lazio erano 23, a fronte di una popolazione carceraria di oltre quattromila unità . Il carcere diventa un luogo dove imparare in modo completo e personalizzato, a differenza di quanto accadeva in precedenza con la cosiddetta “cultura carceraria”. E’ lo studio a raggiungere il detenuto senza che questi debba modificare i rigidi ritmi del sistema carcerario.
«La pena deve avvenire nel rispetto della dignità  del detenuto, offrendo a questi le condizioni per il suo reinserimento sociale – ha sottolineato il Presidente Napolitano, alla presenza del Ministro Mastella e del CEO di Fastweb Stefano Parisi, durante la sua visita alla casa circondariale di Rebibbia – per non ricadere nel circuito delinquenziale o scivolare nell’emarginazione una volta fuori».
Insieme con il Garante regionale dei diritti dei detenuti ci auguriamo che questo progetto di learning online, che permette di interagire direttamente con professori e compagni in aula, non resti un esperimento isolato. La tendenza europea è assolutamente conforme allo spirito di attenzione al detenuto che anima questo progetto: secondo Angiolo Marroni, c’è la possibilità  di sviluppare iniziative comuni con il commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg.

www.giustizia.it/newsonline/listaspeciali.htm