Art Brut, Outsider Art,  Art hors Les normes, Arte irregolare sono le numerose definizioni  usate per contenere e dare forma a un’arte  “spontanea” che naturalmente sfugge a ogni volontà di catalogazione, prodotta da autori mentalmente o socialmente emarginati.
Come spesso accade, è stata l’imposizione dell’etichetta Art Brut da parte dell’artista francese Jean Dubuffet nel 1945, che ne ha permesso il riconoscimento, dando vita a una sorta di genealogia “a posteriori” che ha finito per includere artisti del passato ed opere realizzate nelle prime istituzioni psichiatriche già alla fine dell’Ottocento. E ancora oggi una linea simbolica tende a separare con diciture diverse la vera Art Brut dalla Folk Art, o da altre forme espressive sentite distanti dall’”universo brut”.

Bisogna però prendere atto che in oltre un secolo di arte outsider è del tutto cambiata sia la condizione di vita degli autori, anche alla luce di nuove terapie farmacologiche, così come la recezione critica e di pubblico di questi stessi lavori, che non risentono più del clima di isolamento e di rifiuto che aveva caratterizzato l’Art Brut degli esordi.

Ad essere a rischio oggi è la stessa definizione di outsider e la natura di “riserva  indiana” che ha caratterizzato per tantissimo tempo questo tipo d’arte: un pozzo di creatività incontaminata da cui attingere senza sporcarsi le mani con il mercato e l’arte ufficiale. Anche se può suonare paradossale nessuna forma d’arte come l’outsider art è legata a doppio filo al collezionismo. Senza il riconoscimento estetico da parte di psichiatri, artisti e amatori la maggior parte di queste opere non sarebbero giunte sino a noi.

Basti pensare alla ricchissima Collezione Prinzhorn di Heidelberg, che prende il nome dallo psichiatra e storico dell’arte Hans Prinzhorn a cui si deve la conservazione di oltre 5000 opere raccolte dal 1910 al 1921. La stessa nascita della Collection de l’Art Brut di Losanna è frutto della donazione di Jean Dubuffet nel 1971, dal cui nucleo di opere si è formata l’attuale collezione, in continua evoluzione. Lo stesso Museo ha inoltre orientato con le proprie acquisizioni e le proposte espositive sia il collezionismo svizzero che quello internazionale.

E ancora oggi, sapendo scegliere tra gli autori classici e i contemporanei, si può costruire una collezione outsider che nell’arco di cinque dieci anni potrebbe raddoppiare o triplicare il suo valore. Basti pensare al successo, anche di mercato, di autori storici come Adolf Wölfli e Henry Darger le cui opere hanno raggiunto aste recenti quotazioni che oscillano dai 20,0000 euro per piccoli disegni ai 400.000 per opere più complesse, così come sono decisamente in crescita le quotazioni di Aloïse Corbaz (da 10,000  a 100,000) o dell’italiano Carlo Zinelli, oggi venduto tra i 15,000 e i 25,000 euro.

E per chi sa leggere tra le righe nel 2012 l’Outsider Art Fair di New York ha festeggiato i suoi primi venti anni e per la prima volta alcune delle più importanti istituzioni di outsider art (Museo dell’Art Brut di Losanna, Collezione ABCD di Montreuil, Museo del Barrio di New York ) hanno partecipato attivamente al programma di eventi collaterali. In quella occasione è stato inoltre presentato il progetto di museo itinerante The Museum of Everything, che dal 2009 porta in giro la collezione brut di James Brett, che ad ogni tappa si arricchisce di nuovi artisti e di  bellissimi cataloghi con i contributi dei più importanti artisti internazionali (da Damien Hirst a Maurizio Cattelan, Antony Gormely).

Un ulteriore segno che ancora una volta le distanze tra outsider art e arte contemporeana si stanno annullando e che la risposta del pubblico sempre più premia  progetti espostivi ed editoriali all’insegna della qualità (dal 2009 al 2011 sono stati 300.000 i visitatori della stessa mostra). Come dimostra anche l’esperienza del progetto Acrobazie, che in occasione di workshop dal 2004 al 2011 ha fatto dialogare artisti contemporanei con gli autori dell’Atelier di Pittura Adriano e Michele (ospitato all’interno del Centro Sacro Cuore di Gesù-Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro), realizzando dei veri e propri libri d’arte per promuovere il progetto. Che anche l’arte outsider europea stia attraversando un momento di grande vitalità internazionale lo conferma la recente pubblicazione del volume On the Map – exploring European Outsider Art – a noteboook, che censisce 60 organizzazioni in 26 paesi europei,  realizzato dal network di arte outsider europea. Così come un’altra importante istituzione del settore, la Halle Saint Pierre di Parigi ospita sino a gennaio 2013 la mostra Banditi dell’Arte, dedicata all’arte outsider italiana.

Una ricca esposizione che ripercorre oltre un secolo di produzioni marginali  presentando sia i  principali autori (circa cinquanta tra storici e contemporanei) che gli atelier e i luoghi da cui provengono la maggior parte delle opere oggi: dalla Tinaia di Firenze ad Asfodelo di Parma, a  Blu Cammello di Livorno, alla Manica Lunga-officina creativa di  Sospiro (Cremona).
Una parte della mostra riproduce fotograficamente alcune delle più suggestive architetture spontanee sparse per il territorio italiano, tratte dal libro di recente pubblicazione di Gabriele Mina, Costruttori di Babele (Eleuthera, 2012). Per chi avesse voglia di riscoprire il lato “brut dell’Italia, gli itinerari sono proposti per regione nel sito www.costruttoridibabele.net, e magari proseguendo nel sogno chi vieta di immaginare un museo di Arte Outsider “diffuso” per l’Italia?

Approfondimenti:
http://www.artbrut.ch
http://www.abcd-artbrut.net/
http://www.atelieradrianoemichele.it/
http://www.hallesaintpierre.org
http://www.museumofeverything.com
http://www.outsiderartassociation.eu
http://outsiderart.unipa.it

Immagine: Luigi Presicce, Performance 2011, San Colombano al Lambro